UTLAC 250 2025 – 254KM – 12430 d+
Totale 68 arrivati, di cui 61 Uomini.
Pettorale: 30 – Carlo Rossi
Tempo finale: 68:02:54
Posizione: 31 assoluto su 110 atleti alla partenza
STRAVA: 1° tappa 2° tappa 3° tappa 4° tappa
foto: google photo
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La mia esperienza all’UTLAC 250 2025
Ho completato l’UTLAC 250 per il secondo anno consecutivo, migliorando di oltre cinque ore il mio tempo rispetto all’anno precedente. Questa gara, durissima e affascinante, mi ha regalato ancora una volta un’avventura straordinaria, in cui ogni elemento – fatica, bellezza, crisi, risate e natura – ha trovato il suo posto.
Preparazione e approccio alla gara Non seguo un piano di allenamento strutturato. La mia è una preparazione continua: corro, salgo, pedalo, nuoto ogni giorno, e questo crea una base solida per affrontare competizioni lunghe. Non faccio settimane di carico o scarico. Vivo su sentieri, e accumulo chilometri e dislivello con regolarità.
A livello mentale, non mi concentro sulla performance. Cerco di non pensare troppo, lascio riposare la mente. Cammino e respiro. Il mio mantra, nato alla mia prima 100 km e che mi accompagna in ogni gara lunga, è: “in 100 km si sta bene, si sta male, si sta male e si sta bene”. So che i momenti difficili passano, e tornano quelli positivi. Mi limito a respirare, a muovermi, e ad accettare tutto quello che arriva.
Strategia di corsa e gestione delle difficoltà La mia strategia è semplice: partire piano, l’ultra trail, a meno che non cerchi il podio, è una lunga passeggiata, con ritmo. Non ho mai premuto l’acceleratore, ho sempre cercato di tenere un passo costante. In salita, mi ripeto: ‘questo è il mio momento di riposo’. Considero la salita un momento di quiete. Salgo tranquillo, consapevole, e quando la pendenza diminuisce, inizio a correre di nuovo.
I momenti di crisi li affronto con calma. Se arriva una crisi, so che passerà. Non la combatto. Rallento, se serve. Respiro. Aspetto. Poi riparto. Come con le onde in mare: non le puoi fermare, quindi le attraversi senza agitarti, guardando oltre l’onda. Così è per ogni difficoltà.
Monica
Lungo tutto il percorso mi ha sostenuto Monica da casa, al telefono, mi ha dato indicazioni sui ristori, mi ha aiutato a stare sveglio nei momenti di sonno, mi ha sostenuto nei momenti di maggior stress, e mi ha ascoltato e ha condiviso con me momenti più positivi, grazie Monni 😘
Sonno e riposo Nella prima notte non ho dormito. Nella seconda ho fatto un’ora di sonno di un’ora e 20 minuti alla base vita di Plesio, la terza ed ultima notte ho dormito di nuovo un’ora e venti (se ricordo bene) nel rifugio di Colma di Sormano (alla precedente base vita di Cernobbio ho dormito solo 10min con la testa sul tavolo). Poi ho fatto micro-sonni di 5-10 minuti quasi ad ogni ristoro ai ristoro, con la testa sul tavolo (a Garzeno ho dormito per terra in una stanza dietro al ristoro, alla Baita Carla ho dormito sl un materassino di fianco al ristoro all’interno del rifugio). Inoltre ho fatto 4 – 5 micro sonni di 2 minuti e mezzo, lungo il percorso, seduto su rocce o su panche, anche questi mi hanno aiutato a gestire il sonno. Complessivamente ho sofferto il sonno meno dell’anno scorso, me la sono goduta di più. Infatti negli ultra trail, se non hai altri problemi (piedi, caviglie etc.) resta sempre il sonno a rovinare un po’ la festa, ma se ben gestito, tutto è più divertente.
Alimentazione Avevo con me le mie solite barrette (Enervit Performance e Enervit Carbo Bar), ma alla fine mi sono affidato soprattutto ai ristori. Mi è servito mangiare quello che sentivo, senza forzature. Ho cercato di mantenere un equilibrio: non restare senza energie, ma nemmeno appesantirmi. Ho imparato a non insistere con un piano rigido: ascolto il corpo, mangio ciò che mi attira. Un piatto di pasta, un pezzo di pane con la marmellata, magari un dolcetto.
Momenti memorabili del percorso Il tratto più bello è stata la discesa dal monte S. Primo (1682m) al centro del Triangolo Lariano, la penisola al centro del lago di como, tra Como e Lecco . Sono arrivato all’alba: cielo che si schiariva, vista sul lago, uccellini che cantavano, fiori tutt’intorno. Un momento magico. Dopo tanta notte, buio e silenzio, quell’arrivo è stato una grande emozione. Lì mi sono reso conto che stavo per finire, e che avrei voluto che non finisse.
Il punto più alto è stato il Monte Bregagno, a 2.107 metri. Lì c’è stato un tratto duro, con vento forte e neve battente. Ma anche quello ha avuto il suo fascino. Superare tratti duri per tecnicità del percorso e difficoltà meteo ti fa sentire forte, ed è una bella sensazione.
Aspetti sensoriali Durante la gara, i sensi si affinano. Ricordo i profumi dei fiori, la nebbia che si apriva mostrando il lago, la luce della frontale sulle rocce. Ho visto gigli, rododendri, viole. Ho assaporato ogni metro. Anche le pozze di fango hanno lasciato il segno.
Cosa cambierei
lo zaino che ho usato è molto robusto e maneggevole, con una utilissima tasca sul retro che servirebbe per il casco da alpinismo ma che uso per mettere le cose che devono essere sempre a portata di mano. Tuttavia questo zaino è troppo pesante, oltre 750g, che è almeno 400g oltre lo standard attuale di zaini capienti ma leggeri. Penso che opterò per uno zaino più leggero.
Altra cosa: non mi ricordo se alla prima o alla seconda base vita, ho lasciato il mio dispositivo satellitare Garmin Inreach nella sacca pensando di risparmiare peso e accessori. In seguito, in particolare dopo Como, nel Triangolo Lariano, mi sono trovato in lunghi tratti in cui il cellulare non prendeva. Lì ho pensato che sarebbe stato meglio avere dietro il dispositivo satellitare per comunicare in caso di emergenza, o solo per confermare a Monica che era tutto ok. Quindi ho deciso che non devo più lasciarlo a casa (o nella base vita).
Considerazioni finali All’arrivo ho provato un misto di sollievo e malinconia. Avevo finito, ed era bellissimo. Ma finiva anche un viaggio. La stanchezza c’era, ma anche una pace profonda. E poi la consapevolezza che ce l’avevo fatta, ancora una volta. Che quella combinazione di sforzo e bellezza è il vero premio.
E già mi viene voglia di ripartire.






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